Antonio De Lisa- Erasmus Generation

Personaggi

Aldo
Mariella
Francesco- Gestore dell’Agenzia di scommesse “L’ultima scommessa”
Serena- Scommettitrice – Giovane allieva della scuola di teatro “L’Albero”
Proprietaria del Ristorante “Qui ti voglio”
Cameriere filippino
Caposala e Cassiere coreano


SCENA SECONDA

Serena– Volete vedere come faccio l’albero?

Serena- La docente mi


SCENA TERZA


SCENA QUARTA

Serena, Francesco

Francesco il Gestore– Allora, Serena, come va la scuola di teatro.

Serena– Faccio un sacco di progressi, ho imparato a fare l’albero.

Fancesco il Gestore– L’albero?

Serena– Sì, improvvisazione teatrale.

Fancesco il Gestore– Ti vedo un po’ stanca, però.

Serena– E’ sempre strano accorgersi dello stess accumulato senza averne consapevolezza. E’ un errore che faccio sempre: parto in quarta appena vado in vacanza, con le cose che volevo fare e che non avevo tempo per portare a compimento, salvo accorgermi che sono stanco morto, che non riesco a muovere un dito. Entro in uno stato di trance da cui riesco a uscire solo leggendo libri al di fuori della sfera professionale. Per esempio sto finendo di leggere un romanzo veramente inquietante dello scrittore cinese Mo Yan, che si intitola “Il paese dell’alcol”. Non lo consiglio agli stomaci teneri, ai deboli di cuore, ai palati grossolani. E’ un libro potentissimo, la discesa agli inferi di un ispettore di polizia nella Cina del guadagno facile e del facile arricchimento. Per apprezzare degnamente questo libro, e sfidare se stessi ad andare fino in fondo nella lettura, occorre molta curiosità, molto tempo, molta passione di grande letteratura.

Fancesco il Gestore– … allora, questo tuo amico arabo …

Serena– … è da tempo che mi chiedo cosa succederà quando quel filo si spezzerà …

Fancesco il Gestore– Riuscirai  a trovare un nuovo equilibrio o lo sommergerai con la sua disperazione?

Serena– E’ lui che è disperato, non io.

Fancesco il Gestore(Bevendo a una fiaschetta di wisky) Ti dispiace se butto giù qualcosa?

Serena– A quest’ora?

Fancesco il Gestore– Sì, perché no?

Serena– Fai pure!

Fancesco il Gestore– Sai che sto prendendo lezioni di chitarra?

Serena– Ah, sì?..

Fancesco il Gestore– Quando sono solo prendo la chitarra. E’ un ottimo antidoto contro la noia. E’ la chitarra che prende, il sottoscritto. E me la smielo come fa Chris Rea, col suo suono così bluesy, morbido, glissato, profondo. Ci gioco con la chitarra. Ho una vecchia Ibanez elettrica, niente a che vedere con le Fender Stratocaster che suonano i ragazzi di oggi, con quel manico vellutato come un romanzo erotico, ma va bene lo stesso.

Serena– … e la suoni bene?

Fancesco il Gestore– abbastanza.

Serena– Ieri mia nipote mi ha raccontato che in un pub una ragazzina, una bambina, ha scritto su una lavagna all’ingresso: “Datemi dei soldi, datemi la carta di credito che devo comprarmi l’i-phone”. Allucinante. Gli stiamo distruggendo il cervello, pensano solo alle cazzate, cazzate consumistiche …

Fancesco il Gestore– Tutti ce l’abbiamo distrutto, questo cazzo di cervello …

Serena(Avvicinandosi e accarezzandogli una mano) Sai che dovremmo uscire insieme qualche volta …

Fancesco il Gestore– … sì, sì … è una buona idea …

Serena– Ieri mi è capitata una cosa strana, strana almeno per me. Ci siamo fermato in un locale di Slot Machine e ci è scattata un’insana curiosità. Qualche giro di slot non guasta. Abbiamo cominciato a perdere alle slot, in quel gioco brutale e cieco. Allora, abbiamo deciso di rifarci alla roulette elettronica. Ci siamo sistemati nella comoda poltrona e abbiamno cominciato a giocare, ma all’inizio non abbiamo capito  bene come funzionava la macchina e abbiamo perso. Poi abbiamo cominciato a vincere, ma Walter sosteneva che se si mettono cinque sterline in una macchina da soldi bisogna farne almeno venti, se no non c’è partita e tante vale perderli tutti. Cosa che è avvenuta con impressionante precisione. I rari avventori ci guardavano come se fossimo degli animali rari. Nel locale c’era una zona fumatori. I rari avventori fumavano.


SCENA QUINTA


SCENA SESTA

Marito– Maria Luisa è tornata ma la vediamo pochissimo … sempre in giro con quell’amico inglese?

Moglie– E’ vero …

Marito– E’ vero cosa?

Moglie– Che è inglese  …

Marito- Appunto, l’ho appena detto.

Moglie– Sì, l’ho sentita ieri. Maria Luisa ha compiuto l’impresa di andare contromano in tre vie diverse nella zona dei Navigli, di saltare sul marciapiede senza sfasciare le ruote laterali, di cozzare una Dodge nuova di zecca senza farsi accorgere dal proprietario e tutto questo mentre cercava di spiegare a William  i misteri di Milano. Un pericolo pubblico. William  è uscito dalla macchina pallido come un cencio. Certo, William non è molto meglio alla guida: ha distrutto una macchina la prima volta che è uscita da solo. In coppia, costituiscono un serio pericolo per l’umanità. E poi ascoltano la musica rock a un volume da ricovero.

Marito– Quale?

Moglie– Quella di venire a trovarci …

Moglie– Gesù, Mario, è nostra figlia!

Evan– Sai cosa c’è?

Linsey– No, cosa?

Evan– E’ che mi vergogno …

Linsey– Per via di Alessandro …

Evan– Sì, forse … più in generale per questa dimesione di degrado

Linsey– Come hai detto, caro? Prova a parlare più forte …


SCENA SETTIMA

Aldo,  Mariella

Mariella– E così, suoni il sax …

Aldo– Ci provo

Mariella– No, Marion mi ha detto che sei molto bravo.

Aldo– Giudizio interessato.

Mariella– Bello il suono del sax.

Aldo I sassofonisti che conosco, quelli veramente bravi, dicono che il sax può suonare dolcemente come un clarinetto, ma anche in maniera brutale come un trombone. Tutto dipende dal labbro, dalla sensibilità e dalla pressione del labbro per far vibrare un pezzo di canna. La musica, per quanto possa essere andata avanti, ha qualcosa di primitvo addosso, che le rimane attaccato. Un pezzo di canna. E le migliori si trovano al sud della Francia. Non è strano, che per far vibrare un assudo meccanismo di chiavi e chiavette ci voglia un pezzo di canna?

Silenzio

Mariella – Curioso che ci troviamo qui, noi due …

Aldo– Fino a un certo punto

Mariella– In che senso …

Aldo– Ti devo parlare

Mariella– Di cosa?

Aldo– Vorrei spiegarti un po’ la situazione che hai trovato qui … le cose non sono come appaiono…

Mariella- Ossia?

Aldo– Ti hanno raccontato la storia di me come un tossicodipendente …

Mariella– Non lo sei?

Aldo– Sì, ma è come lo sono diventato che è una cosa che devi sapere …

Mariella– Come lo sei diventato?

Aldo– Sono nella squadra antidroga della città e in una sezione speciale contro la diffusione di nuove sostanze stupefacenti. Ora in particolare mi sto occupando del Krokodil … conoscosci il Krokodil?

Mariella– No, direi di no …

Aldo– Questa droga è diffusa soprattutto in Russia. L’ingrediente principale di questo mix letale è la codeina. Questo principio, però, è lo stesso contenuto nei principali farmaci per calmare la tosse, l’emicrania o nei medicinali contro il mal d’orecchie dei bambini, anche molto piccoli. Da qui la facilità nel reperirla, per poter confezionare la “miscela” letale di Krokodil, con un semplice fai-da-te. Alla codeina, infatti, vengono aggiunti semplice detersivo industriale, benzina, olio e iodio. Sostanze tutte facili da reperire, tanto che la droga viene definita “da strada” in Russia, dove è molto diffusa, ma anche in Ucraina e Bielorussia, dove il consumo è aumentato.

Mariella– Non ne sapevo niente …

Aldo– Siamo di fronte ad un mix di sostanze molto pericoloso. Provoca subito dipendenza gravi ed irreparabili danni ai tessuti.

Mariella– Ma è diffusa anche fuori dalla Russia?

Aldo– Certo. Gli effetti di Krokodil sono devastanti fin dalle primissime assunzioni: dopo le prime due iniezioni in endovena si crea dipendenza. Al primo contatto con i tessuti interni, li danneggia in modo irreparabile, dissolvendo il tessuto ossseo, mentre la pelle si squarcia, con la formazione di grosse piaghe, a volte così spesse da rendenre necessaria l’amputazione degli arti.

Mariella– Che disastro!

Aldo– La speranza di vita di chi assume Krokodil in modo continuativo è bassissima: da 1 a 3 anni. Solo 1 tossicodipendente su 100 riesce a disintossicarsi. Solo in Russia si stima che 100.000 ragazzi muoiano ogni anno per colpa di Krokodil, su una popolazione 2,6-6 milioni di tissicodipendenti. Tutti sono giovanissimi: l’età media è inferiore ai 30 anni, ma ci sono anche 12enni che ne fanno uso.

Mariella– Ma tu ne fai uso?

Aldo– No, faccio uso di altre sostanze … non riesco a uscirne … ma non posso rivelare niente in famiglia, per un’assurda regola di segretezza …

Mariella– Katia ne soffre moltissimo …

Aldo– Lo so, e mi dispiace, ma non posso farci nulla


SCENA OTTAVA



Categorie:D20- Bozze, Uncategorized

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